Gli elementi essenziali

Nella "Finca El Porfin" tutto gioca attorno all'essenziale.

La giornata inizia molto presto: don Angelo si alza prima delle 5 e prepara il caffè per i tre mungitori: sono loro che ogni giorno mungono (rigorosamente a mano) una cinquantina di mucche per ottenere 120-150 litri di latte fresco. Tolto il latte del consumo quotidiano, il resto viene fatto quagliare e trasformato in formaggio. È uno dei pochi formaggi della zona prodotto in un locale che mantiene un minimo di igiene e questo è molto apprezzato dai rivenditori: nelle altre fattorie il formaggio viene prodotto all'aria aperta, in mezzo ai campi, tra mucche, letame e mosche...

Oggi alcuni di noi hanno potuto assistere, oltre che alla mungitura, anche al miracolo della vita: la nascita in diretta di un nuovo vitellino! L'esperienza del contadino e la pazienza materna hanno permesso che il parto fosse veloce e senza problemi.






Per tornare al formaggio, ogni giorno vengono salati e pressati circa 12-15 kg di "queso llanero". Il siero che rimane dopo la lavorazione servirà per nutrire i maiali, mentre il formaggio della settimana viene venduto da don Angelo ogni giovedì a El Socorro: diverse "queserias" si contendono la sua qualità e il suo buon prezzo! 

Anche in Venezuela purtroppo si sente l'effetto del cambiamento climatico: quest'anno il periodo delle piogge (che va da maggio a settembre) ha portato diverse inondazioni: il fiume Orinoco, che collega la Colombia con il Venezuela ed è il secondo fiume più grande dell'America meridionale, ha raggiunto livelli mai visti prima (quasi 18 m/sm) e diverse zone sono ormai inondate da tempo. Risultato: il prezzo del "queso llanero" ha subito un'impennata. Con effetti positivi per i produttori (come don Angelo) ma negativi per i consumatori e per l'economia traballante e inflazionata del Venezuela.

Le attività della fattoria si concentrano poi sulle necessità del campo e degli animali (assieme alle mucche, anche maiali e polli). Dopo la mungitura, la semina, la cura e la preparazione dei silos dove stoccare il mais e il sorgo riempiono le giornate di don Angelo e dei suoi 6 collaboratori. Una piccola parte delle pannocchie di mais è già stata raccolta: con i chicchi freschi appena macinati si prepara la "cachapa", una specie di crêpe di solo granturco. Una vera delizia, così come le "arepas", focaccine - anche'esse di mais - che sono il pane quotidiano dei venezuelani.



Ma per l'agricoltura e per la vita quotidiana dei venezuelani il bene più prezioso è l'oro blu, l'acqua. Tanto presente e ovvio nel nostro paese, quanto incostante e "capriccioso" in Venezuela. Non c'è un servizio di distribuzione di quella potabile e tanto meno canalizzazione delle acque reflue. Ogni casa ha una fossa settica e utilizza l'acqua piovana per la vita quotidiana (lavare, lavarsi e cucinare). Tutte le case hanno grondaie fantasiose per raccogliere in grossi tank tutta l'acqua possibile dai tetti. Ma se non piove, non c'è acqua, neanche per i gabinetti... Allora bisogna usare quella delle lagune stagnanti o l'acqua potabile, recuperata a circa un'ora di auto da una fonte sotterranea. Per attingerla serve energia elettrica e in caso di blackout si rischia di aver viaggiato a vuoto. Cosa che accade molto spesso.

Luce, acqua, mais, latte... elementi essenziali per la vita in questo meraviglioso mondo che è il Venezuela.

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